ENRICO RAVA – MATTHEW HERBERT – GIOVANNI GUIDI

ENRICO RAVA – MATTHEW HERBERT – GIOVANNI GUIDI

ENRICO RAVA – tromba
MATTHEW HERBERT – elettronica
GIOVANNI GUIDI – pianoforte

“This was serious and very original music. The effect was cathartic, expressing anger and tragedy, as well as beauty and profound musicality”

-londonjazznews- 

Incontro al vertice tra due “guru” e un apprendista stregone: Matthew Herbert consacrato “guru” dell’elettronica, uno dei più innovativi e originali produttori contemporanei, che in 20 anni di attività l’artista britannico si è misurato con le più svariate declinazioni del suono digitale, Enrico Rava icona fondamentale del jazz europeo, e Giovanni Guidi, un apprendista stregone che ha carpito molti dei segreti del jazz, nella lunga militanza con Rava ed ora intento a rubare i segreti dal mago dell’elettronica, Matthew Herbert.

L’avventura musicale di MATTHEW HERBERT coincide con l’innovativa e acclamata saga che porta il suo nome a vent’anni dalla sua prima testimonianza. Ad avviare la lungimirante marcia fu, nell’ormai lontano 1996, l’album “100 Lbs”: riuscito trasbordo della house di Chicago nelle strutture sonore europee, anticipatore di una tendenza che si sarebbe sviluppata con l’avvento del nuovo millennio.   A questo gioiellino seguirono due fra i prodotti più influenti dell’elettronica a cavallo tra Novanta e Duemila: “Around the house” (1998) e “Bodily Functions” (2001). Il primo, come suggerito dal gioco di parole del titolo, è un saliscendi di tessuti house e campionamenti sonori di oggetti della vita casalinga e su tali soundscape , protagoniste indiscusse sono le sinuose vocals di Dani Siciliano, a completare un bignami di elettronica astratta ma ben lontana da spigoli e inaccessibilità.   “Bodily Function” si pone come estremizzazione di questa esperienza divenendo un autentico mini-trattato di elettronica trans-umana eseguita esclusivamente suonando parti del corpo e organi di animali. Si realizza così la caduta del muro tra uomo e macchina, tra pop e avanguardia in un disco di elettro-ballard suonato dall’uomo per mezzo dell’uomo. “Scale”, distante cinque anni dal predecessore, si conforma dunque come ideale chiusura di in trittico, segnando l’abbandono dei ritmi techno in favore di sonorità più vicine all’avant-pop della Bjork di “Post”, con la quale infatti Herbert collaborerà a lungo. Il resto della sua carriera è equamente diviso fra una miriade di ambiti spesso distantissimi tra loro: il nu-jazz della sua “Big Band”, i guizzi dance a nome “Doctor Rockit”, l’isolazionismo cibernetico di “Radio Boy”, i funambolismi concreti dell’alter- ego “Wishmountain” e infine l’eclettica incarnazione a nome completo, in grado di passare dalle digital ballads di “One One” al flirt classico con il progetto “Recomposed By” della Deutsche Grammophon. La figura del poliedrico artista britannico somiglia profondamente a quella di uno scienziato intento nell’analisi e nella sperimentazione di una materia complessa e oscura, coadiuvato solo dalle sue macchine. In vent’anni d’incessante attività, il chimico dell’elettronica organica è stato così in grado di distinguersi per la capacità di aderire a più ambiti senza mai perdere di vista una personalità tale da impedire d classificarlo sotto qualsiasi etichetta.

ENRICO RAVA è sicuramente il jazzista italiano più conosciuto ed apprezzato a livello internazionale. Da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e più stimolanti, è apparso sulla scena jazzistica a metà degli anni sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più convincenti solisti del jazz europeo. La sua schiettezza umana ed artistica lo pone al di fuori di ogni schema e ne fa un musicista rigoroso ma incurante delle convenzioni. La sua poetica immediatamente riconoscibile, la sua sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, risaltano fortemente in tutte le sue avventure musicali. Tra la sua numerosa discografia sono da segnalare gli imperdibili Quartet (ECM 1978) “Rava l’opera Va” (Label Bleu 1993), “Easy Living” (ECM 2004), “Tati” (ECM 2005) e “The Words and the Days” (ECM 2007), “New York Days” (ECM 2009), “Tribe” (ECM 2218) e ” On The Dance Floor ” (ECM 2293) Non è difficile usare i superlativi per raccontare la sua avventura musicale, talmente ricco è il suo curriculum, talmente affascinante il suo mondo musicale, talmente lungo l’elenco dei musicisti con i quali ha collaborato, italiani, europei, americani: Franco D’Andrea, Massimo Urbani, Stefano Bollani, Joe Henderson, John Abercrombie, Pat Metheny, Archie Shepp, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Michel Petrucciani, Charlie Mariano, Joe Lovano, Albert Mangelsdorff, Dino Saluzzi, Richard Gallliano, Martial Solal, Steve Lacy, Mark Turner, John Scofield ecc… Ha effettuato tours e concerti in USA, Giappone, Canada, Europa, Brasile, Argentina, Uruguay partecipando a importanti Festival (Montreal, Toronto, Houston, Los Angeles, Perugia, Antibes, Berlino, Parigi, Tokyo, Rio e Sao Paulo, ecc.) E’ stato più volte votato miglior musicista nel referendum annuale della rivista “Musica Jazz”, risultando vincitore anche nelle categorie “miglior gruppo” e “miglior disco italiano”. Nominato “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura Francese, nel 2002 ha anche ricevuto il prestigioso “Jazzpar Prize” a Copenhagen. Negli ultimi anni è comparso nei primi posti del referendum della rivista americana Down Beat, nella sezione riservata ai trombettisti, alla spalle di Dave Douglas, Wynton Marsalis e Roy Hargrove, e in quella riservata ai migliori gruppi, con il quintetto denominato TRIBE. Ed è la prima volta che una  formazione italiana  figura in tale  classifica. Nel gennaio 2004 si è esibito per una settimana nel prestigioso Blue Note di New York, bissando ancora il successo alla Town Hall e poi ancora al Birdland (2006, 2008, 2009, 2012 e 2013). L’8 Giugno 2011 per  Feltrinelli Editore è uscito il libro INCONTRI CON MUSICISTI STRAORDINARI La storia del mio jazz -La storia degli ultimi cinquant’anni di jazz nelle parole divertite e divertenti di uno dei protagonisti assoluti della musica contemporanea. In questo libro Rava ripercorre la storia della sua carriera attraverso il racconto della sua “vorticosa attività fatta di continui incontri con musicisti straordinari, di storie sempre surreali e talvolta amare, di piccole stranezze e grandi talenti, restituendo uno spaccato vivido, con il sorriso e lo sguardo ironico di chi, alla fine, di cose ne ha viste accadere veramente tante.” Il Luglio 2011 lo ha visto protagonista di un tour europeo con un nuovo grande progetto “Tea for Three” insieme ad altri tre musicisti straordinari come Dave Douglas, Avisahi Cohen e Uri Caine.
Nell’ottobre 2013  è  stato pubblicato per l’editoriale L’Espresso ” Rava On The Road”  con un gruppo costituito da Giovanni Guidi, Roberto Cecchetto, Stefano Senni e Zeno De Rossi  e l’Orchestra Sinfonica del  Teatro Regio di Torino  diretta da Paolo Silvestri. Attualmente, oltre al suo RAVA TRIBE (insieme a Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Gabriele Evangelista e Fabrizio Sferra) ama esibirsi  con il new
quartet con Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Con questa nuova formazione, affiancata da Gianluca Petrella, nel Gennaio 2015 ha registrato un nuovo album per l’ECM “Wild Dance”, uscito a settembre 2015, che ha  riscosso un grande successo e apprezzamento di pubblico e critica. Rava New 4et è stato eletto miglior gruppo del 2015 secondo il referendum della rivista Musica Jazz. Nell’Aprile 2016 L’Editoriale L’Espresso ha pubblicato un nuovo album con la PM Jazz Lab. Nel giugno 2016 è stato distribuito il film NOTE NECESSARIE, un docufilm imperniato sulla sua figura .

“Stavolta in azione c’erano Matthew Herbert, Enrico Rava (la leggenda della tromba jazz in Italia), Giovanni Guidi (anche lui di estrazione jazzistica, e in quanto tale considerato uno dei più grandi talenti emergenti al pianoforte, ma è facile beccarlo ai migliori  festival di musica elettronica infuocato sui dancefloor). Andando subito al punto: una delle cose più emozionanti viste da quando seguiamo la musica. Herbert campionava in presa diretta ciò che suonavano Rava e Guidi creando pad atmosferici, riff taglienti, architetture ritmiche o in quattro o in certi momenti mefistofelicamente dispari e/o destrutturate; Guidi ha tirato fuori di tutto e di più dal pianoforte (anche percuotendolo, usandolo comunque in modo molto percussivo), con in ogni caso dei momenti di bellezza assoluta dal punto di vista lirico; Rava  è andato violentemente in crescendo fino a diventare furia. In tutto questo, l’interplay fra i tre era incredibile, feroce, lo si poteva avvertire nell’aria, l’intensità di cui si nutrivano reciprocamente era qualcosa di quasi sovrannaturale. Era jazz? Anche. Era musique concrete? Pure. Era techno? In più di un momento. Era, soprattutto, musica totale. Coinvolgemente emotivamente al 101%, pur essendo per nulla semplice, per nulla facile. Tutto questo mentre alle loro spalle i visuals raccontavano una (ipotetica?) rinascita delle aree industriali vercellesi dismesse, coi musicisti che tenevano ben d’occhio quanto avveniva sugli schermi e si regolavano di conseguenza, nel costruire musica. Ecco. Questa è musica al livello più alto.” (Damir Ivic – Soundwall.it)

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